Dalla Grecia: intervista a Matteo Pucciarelli

Articolo scritto per il blog di Aldo Giannuli.

ATENE – La Grecia va al voto, in una tornata elettorale che sembra essere di importanza storica per il paese e per l’Europa stessa. Il partito della sinistra greca, Syriza, è dato per favorito, ma non è sicuro se avrà i numeri necessari per governare da solo. Nella capitale la mobilitazione popolare è stata molto forte negli ultimi giorni e tutti i partiti hanno usato al massimo le loro energie per conquistare fino all’ultimo voto, in un clima generale di incertezza e speranza.

Camminando per le strade di Atene è facile ascoltare numerose lingue diverse di persone venute da tutta Europa, incuriosite dai possibili scenari che si apriranno dopo il voto. Guardano tutti con interesse a Syriza, alcuni sono organizzati, come la folta delegazione italiana riunitasi nella “Brigata Kalimera”, altri invece sono venuti autonomamente, come i ragazzi di vari paesi europei che riempiono gli ostelli economici della città, venuti ad Atene perchè, dichiarano, riconquistati alla politica dall’alternativa rappresentata da Tsipras.

L’attesa è alta e coinvolge tutti, greci ed europei. Per quanto riguarda i “leader”, molti i politici di sinistra venuti ad Atene da tutta Europa, tra cui lo spagnolo Pablo Iglesias, salito sul palco con Alexis Tsipras all’evento conclusivo della campagna elettorale.

Abbiamo incontrato Matteo Pucciarelli, autore insieme a Giacomo Russo Spena dei libri “Tsipras chi?” e “Podemos, la sinistra spagnola oltre la sinistra” (Edizioni Alegre), anche lui qua ad Atene per seguire da vicino la possibile vittoria elettorale di Syriza.

Matteo, Syriza è un partito che ha saputo rinnovare la tradizione di sinistra mantenendo però i suoi valori fondanti, quali sono secondo te le novità che questo movimento presenta all’interno del panorama della sinistra europea?

Syriza ha cambiato radicalmente la sua stessa mentalità in questi anni. Da una sinistra minoritaria e di testimonianza a una sinistra ambiziosa e di governo, che sapesse non solo dire no ma anche immaginare un’altra prospettiva, guidandola e non subendola. Qui raccontano che lo scarto vero tra il prima e il dopo è stato proprio quando Tsipras disse “noi vogliamo governare”. Il che non ha significato una cedevolezza rispetto ai valori storici di Syriza; ma piuttosto, semmai, la capacità di trasformarli in qualcosa di concreto, capace di influire non domani, non in un ipotetico futuro, ma da oggi, sulla vita delle persone. Questo è stato possibile perché la situazione di emergenza in cui versa la Grecia necessita di misure radicali, improvvisamente il programma di Syriza è diventato il programma del buonsenso: del resto avere una casa, un lavoro, una pensione dignitosa, oggi sembra un messaggio rivoluzionario.

È da poco uscito il tuo libro su Podemos, il nuovo partito spagnolo oggi dato al 27,5% dei consensi, il cui leader, Pablo Iglesias, sostiene con convinzione Alexis Tsipras. Qual è il tuo giudizio politico sui due movimenti?

Rappresentano due facce della stessa medaglia, perché con pratiche, storie e identità diverse mirano entrambe ad uno stesso obiettivo. Cioè cambiare un’Europa che in questi anni ha dato molto valore agli indici economici, ai bilanci e ai vincoli, dimenticandosi completamente della gente in carne e ossa. Syriza e Podemos partono da una stessa denuncia: le disuguaglianze economiche sono il vero scandalo, la vera ingiustizia, dei rispettivi paesi. Non esiste un cambiamento se non si parte da lì, visto che nei fatti – lo dicono le statistiche – con la crisi la forbice si è allargata. Qualcuno insomma ci ha guadagnato in questi anni, a discapito di moltissimi. Tsipras e Iglesias hanno il merito di aver lanciato un messaggio “maggioritario”, capendo che gli effetti della crisi li sta pagando la maggioranza della popolazione.

Qualora vincesse Syriza come prospettano i sondaggi, quale potrebbe essere a tuo parere lo scenario che si aprirebbe in Grecia?

Bisognerà vedere non solo se Syriza vincerà, ma quanti seggi riuscirà ad ottenere. La partita delle eventuali alleanze è molto complicata. Se otterrà la maggioranza assoluta, le possibilità di fare la voce grossa in Europa aumentano. Perché poi di quello stiamo parlando: la partita non si gioca ad Atene, ma altrove. Penso comunque che attraverso i negoziati che di fatto sono già in corso, l’eventuale governo di Tsipras riuscirà a trovare le risorse per operare con delle politiche keynesiane. Aumentando le pensioni, gli stipendi dei dipendenti pubblici, i sussidi alle famiglie bisognose, provando a rimettere in piedi con l’intervento pubblico pezzi di industria adesso dismessi.

Per quanto riguarda l’Europa, pensi che Tsipras potrebbe trovare una sponda politica in Mario Draghi, che ha recentemente proposto il Quantitative Easing, una misura potenzialmente positiva per la Grecia e mal digerita dai pasdaran dell’austerity all’interno della BCE? Nella proposta di Draghi c’è però una clausola sui titoli con rating BBB- che prevede che la BCE acquisterà questi titoli solo nel caso in cui i Paesi che li emettono siano sottoposti ad un piano di salvataggio o continuino a sottostare alle condizioni poste da un piano già esistente. Ritieni che questa sia in realtà un’arma a doppio taglio per un futuro governo Tsipras?

Tsipras e Draghi si parlano da tempo, probabilmente giocano di sponda. Entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro; se la Grecia uscisse dall’euro gli effetti sarebbero potenzialmente disastrosi per tutta l’Europa; ma Syriza, se andrà al governo, dovrà trovare subito i soldi per l’ordinaria amministrazione, e in cassa ce ne sono assai pochi, il necessario per andare avanti solo qualche mese. Per questo motivo alla fine potrebbero trovare il modo per cantare vittoria un po’ l’uno e un po’ l’altro, attivando qualche marchingegno finanziario che oggi non conosciamo. Indubbiamente la via è stretta e la politica segue dinamiche sfuggenti, però alle soluzioni per il post-voto sia Syriza che la Bce pensano e lavorano già da mesi.

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