GRECIA, ELEZIONI: Chi governerà il paese dopo il 25?

Articolo scritto per East Journal.

ATENE – In vista delle elezioni greche di domenica 25 gennaio (si voterà dalle 7 di mattina alle 19 di sera, GMT+2) il quotidiano Kathimerini ha fatto una media degli ultimi dodici dati raccolti dai principali istituti demoscopici greci: Syriza otterrebbe il 29,5% dei consensi; Nea Dimokratia il 25,7%; il centro sinistra di To Potami il 6%; l’estrema destra di Alba Dorata il 5,2%; i comunisti del Kke il 4,8%; i socialisti del Pasok il 4%; il centro destra anti austerity dei Greci Indipendenti il 2,6%; il nuovo partito di centro sinistra di Papandreu, Movimento dei Socialisti Democratici il 2,2%. Infine il 10,9% dei greci ha dichiarato di essere indeciso su chi votare e, ipotizzando che gli indecisi si recheranno alla fine alle urne, il quotidiano prevede che Syriza arrivi al 34,7% e Nea Dimokratia al 30,2%.

I sondaggi devono ovviamente essere presi con le pinze, sia per l’alto numero di indecisi, sia per il carattere “sui generis” di queste elezioni: l’importanza che viene attribuita loro è maggiore di quella di una normale tornata elettorale e la situazione politica è fortemente polarizzata. Ad ogni modo, sembra ormai sicuro che Syriza sarà il primo partito, dato che confermano tutti i dodici sondaggi analizzati.

Ieri Tsipras ha concluso la campagna elettorale con un enorme comizio in Piazza Omonia in cui hanno partecipato leader e personalità venute da tutta Europa, Pablo Iglesias in primis. Il leader di Syriza, che ha sempre cercato di dare alla sua battaglia un respiro il più possibile europeo – e la manifestazione di ieri ne è una dimostrazione – è apparso sereno e sicuro della vittoria: “la speranza è già arrivata – ha dichiarato –, è già nelle vostre mani”.

Dall’altra parte, Nea Dimokratia ha incentrato la campagna elettorale sul pericolo rappresentato da una vittoria della sinistra, che scatenerebbe il caos e renderebbe vani tutti gli sforzi fatti fino ad ora dal paese. Samaras ha assicurato che i risultati dei sacrifici “stanno arrivando”. Infine, negli ultimi giorni c’è stato anche un ulteriore aumento dei toni, con minacciose dichiarazioni di esponenti dell’ala destra di Nea Dimokratia in cui sono riapparsi slogan e terminologie della guerra civile e della dittatura dei Colonnelli, di fronte al pericolo rappresentato dalla possibile vittoria dei “rossi”.

L’obiettivo dichiarato di Syriza è quello di riuscire a formare un governo monocolore, in modo da non dover cercare alleati di governo che complicherebbero l’attuazione del suo programma.

È però difficile prevedere se Syriza riuscirà realmente a formare un governo da sola come auspica, ciò dipenderà anche dal numero di partiti minori che entreranno o resteranno esclusi dal Parlamento. In Grecia vige un sistema proporzionale con soglia di sbarramento del 3% e premio di maggioranza di 50 seggi (su un totale di 300) conferito al primo partito. Dato che la distribuzione dei seggi viene ripartita solo coi partiti che hanno superato la soglia di sbarramento, più partiti resteranno fuori, più bassa sarà la percentuale di voti necessaria al partito vincente per governare senza alleanze, poiché con la stessa percentuale riuscirebbe ad ottenere più seggi. Ma, allo stesso tempo, più partiti restano fuori dal parlamento più sarà difficile per il partito vincente formare una coalizione, nel caso non riuscisse ad arrivare da solo ai fatidici 151 seggi.

Presumibilmente, la percentuale necessaria per permettere a Syriza di avere la maggioranza dei seggi da sola oscilla fra il 35% e il 38% dei voti. Ma nel caso non ce la facesse quali potrebbero essere i suoi alleati?

KKE (comunisti stalinisti)

I comunisti del KKE, chiusi in una visione dogmatica del marxismo, hanno sempre dichiarato la loro totale opposizione a Tsipras, accusandolo di tradimento e rifiutando la mano che Syriza aveva teso loro più volte. È quindi improbabile che sosterranno un governo a guida Syriza, anche se non può essere escluso che qualche neo-parlamentare faccia una scelta diversa e abbandoni il gruppo parlamentare del KKE (ma fino ad oggi non è mai successo).

Greci Indipendenti (centro destra anti-austerity)

Paradossalmente questa forza politica, conservatrice e di centro destra, potrebbe forse dare un appoggio esterno alla sinistra di Tsipras, pur di vedere un governo che finalmente si opponga alla Troika e all’austerity, due cose fortemente osteggiate dai Greci Indipendenti, che, inoltre, hanno già all’attivo forme di cooperazione alla loro sinistra. Non è sicuro però che riusciranno a entrare in parlamento, data la soglia di sbarramento del 3%.

To Potami (centro sinistra)

Questa nuova formazione politica, europeista e di centro-sinistra, fondata da un popolare conduttore televisivo greco, ha già dichiarato che coopererà con chiunque vincerà la elezioni, per senso di responsabilità e per non portare il paese a nuove elezioni. Potrebbe quindi governare con Syriza, ma anche con Nea Dimokratia.

Movimento dei Socialisti Democratici (centro sinistra)

È un nuovissimo partito fondato dall’ex leader socialista Papandreu, in rotta di collisione con la nuova dirigenza del PASOK. Papandreu sogna di diventare l’ago della bilancia per la formazione del nuovo governo, e ritornare così ad avere un ruolo importante nella politica greca. Gli ultimi sondaggi, però, lo darebbero sotto la soglia di sbarramento.

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