Ex Jugoslavia: qualcosa si muove a sinistra

Articolo scritto per Aldo Giannuli.

A marzo 2014, appena due mesi prima delle elezioni europee, nasceva in Slovenia un nuovo soggetto politico di sinistra, la Združena Levica (Sinistra Unita), come unione di tre piccoli partiti già esistenti. Al congresso fondativo partecipò anche Alexis Tsipras, facendo subito capire quale sarebbe stato l’allineamento europeo del nuovo movimento. Alle elezioni europee ottenne un inaspettato 5,5%, senza però riuscire a eleggere nessun parlamentare a causa dei ridotti seggi di cui la Slovenia dispone all’europarlamento. Alle elezioni nazionali di luglio raggiunse il 6%, entrando così in parlamento: era la prima volta che una forza a sinistra dei social-democratici entrava nel parlamento sloveno dalla fine della Jugoslavia. Infine a settembre un (forse troppo ottimista) sondaggio attribuiva alla nuova formazione il 10,8% dei voti. Luka Mesec, uno degli esponenti più in vista di questo nuovo movimento, è riuscito ad ottenere una certa visibilità in patria e per il suo carisma è stato paragonato a Alexis Tsipras e Pablo Iglesias dal filosofo croato Srećko Horvat, che sul Guardian ha sostenuto che i tre leader hanno oggi la possibilità di realizzare nei loro paesi i sogni nati nel 1968.

Contemporaneamente una riorganizzazione della sinistra è avvenuta anche in Croazia, dove a maggio 2014 è stato fondato il Radnička Fronta (Fronte dei Lavoratori), con l’obiettivo di creare un ampio fronte sociale di sinistra. Il nuovo movimento è in ottimi rapporti con la Sinistra Unita slovena da cui afferma di prendere esempio, ma non si è ancora confrontato con nessuna tornata elettorale ed è quindi presto per fare previsioni. Sempre in Croazia, a Zagabria, dal 2008 viene organizzato il Subversive Festival, un festival di successo che riunisce annualmente attivisti, intellettuali e artisti di sinistra provenienti da tutto il mondo.

In Serbia invece il Summit della Sinistra Serba ha organizzato a fine settembre 2014 una conferenza a Zrenjanin dal tema “Le lotte sociali e la sinistra – uno scambio di esperienze nella regione” in cui hanno partecipato varie organizzazioni politiche e sindacali di sinistra dei vari paesi post-jugoslavi. Nonostante la marginalità dell’evento nel panorama politico del paese, si è trattato di un incontro positivo, nella direzione di una maggiore cooperazione nella regione, dopo le forti pulsioni nazionaliste che hanno travolto questi paesi durante le guerre jugoslave. Come ha dichiarato recentemente lo scrittore serbo-croato Ivica Dikic: “eravamo distratti dal nazionalismo e non ci siamo accorti che intanto il neoliberismo ci stava mangiando vivi”.

Inoltre l’argomento affrontato – il legame tra sinistra e lotte sociali – è oggi cruciale per i paesi post-socialisti, spesso travolti da importanti e inaspettate proteste, senza però che questo significhi una crescita politica della sinistra, come abbiamo spiegato in un articolo pubblicato il 23 ottobre scorso, analizzando le proteste in Bulgaria e in Bosnia-Erzegovina e i limiti della sinistra politica. La manifestazione studentesca del 17 novembre a Skopje (Macedonia) mostra ancora una volta l’emergere dei movimenti sociali nei paesi post-jugoslavi e la necessità di dare uno sbocco politico a questo nuovo protagonismo popolare.

       Tutte questi eventi potrebbero sembrare poco rilevanti al lettore italiano abituato all’alto numero di manifestazioni, incontri e movimenti che si sviluppano in Italia (senza comunque incidere eccessivamente nel panorama politico del paese); ma trattandosi di paesi appartenenti all’ex socialismo reale (seppur nella sua variante jugoslava) è un fatto importante e non scontato.

Oggi per la prima volta l’ex Jugoslavia ha un esempio regionale di successo da seguire – la Sinistra Unita slovena – per ricostruire una sinistra che abbandoni sterili forme di nostalgia per il passato socialista e sappia legarsi coi nuovi movimenti sociali emergenti. Non a caso la Sinistra Unita fa esplicito riferimento al “socialismo democratico” come obiettivo politico del partito. Vedremo se avrà la forza e la capacità di mantenersi all’altezza delle aspettative, in caso positivo Tsipras e Iglesias (ormai diventati i due nuovi leader ufficiosi della sinistra europea) si ritroverebbero un inaspettato alleato “dell’est”.

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