GINO DONÉ, L’ITALIANO DEL GRANMA

Arriva la prima biografia dell’uomo che fece la Resistenza in Italia e la Rivoluzione a Cuba

Articolo scritto per il Quaderno n°9 della Fondazione Guevara.

Gino Doné Paro, classe 1924, è uno dei quattro guerriglieri non cubani che, nel 1956, salparono dal Messico insieme a Fidel Castro con la famosa nave Granma per iniziare la lotta rivoluzionaria a Cuba.

Ma di lui dopo il 1956 non si seppe pubblicamente più nulla e in Italia nessuno sapeva dell’esistenza di un italiano, per di più reduce della Resistenza, tra le file dei ribelli cubani. Questo fino al 1994, quando una giornalista del quotidiano cubano Granma regalò all’italiano Gianfranco Ginestri un suo nuovo libro in cui venivano elencati i partecipanti alla spedizione del Granma e le loro rispettive nazionalità. È lì che Ginestri lesse “Gino Donne Paro (italiano)” e, incuriositosi, iniziò insieme alla Fondazione Guevara un lungo lavoro di ricostruzione storica e di ricerca fisica di Gino, che non si sapeva dove si trovasse e neanche se fosse ancora vivo.

Queste ricerche hanno poi portato alla “scoperta” di Gino in Florida. Ginestri riuscì ad avviare una comunicazione con Gino, che nel 2003 decise di ristabilirsi definitivamente in Italia, nel veneto dove era nato.

copertina libroNel 2013 la Massari Editore ha pubblicato un nuovo libro sulla figura di Gino scritto da Katia Sassoni che riassume la lunga ricerca di Ginestri e prova a tracciare un profilo biografico sulla base delle ricerche svolte e degli incontri personali che molti studiosi italiani hanno avuto con Gino dopo il suo ritorno in Italia. Seguono le testimonianze di chi, dopo la sua ricomparsa pubblica, ha avuto modo di conoscerlo. La conclusione di Roberto Massari, infine, prova a spiegare perché nessuno in Italia si sia mai accorto che tra gli 82 uomini del Granma ci fosse un partigiano italiano.

Il racconto biografico ricostruisce il rocambolesco viaggio di Gino che lo portò a Cuba, dove si unì al Movimento 26 Luglio di Fidel Castro. Molte le curiosità che interesseranno il lettore appassionato di Cuba e della sua Rivoluzione, come quando Gino aiutò Che Guevara in preda ad un attacco d’asma che gli impediva di camminare, salvandolo dal fuoco nemico che lo stava raggiungendo. O quando rispondeva alle domande del Che sulla lotta partigiana in Italia e su Mussolini. O ancora, quando conobbe Aleida March (che diventerà la seconda moglie del Che) per partecipare a delle azioni di sabotaggio. Infine dal racconto emergono l’umiltà e la modestia di Gino, che ha sempre rifiutato i riflettori e la notorietà.

Il libro sconta però la mancanza di un numero sufficiente di fonti da cui attingere e l’assenza di un taglio storiografico al racconto, che potrebbe scontentare il lettore più esigente, ma ha il merito di raccogliere e sistematizzare tutte le informazioni pubbliche che disponiamo fino ad oggi su Gino.

gino e fidel L’abbraccio tra Gino Doné e Fidel Castro nel 2006, durante una commemorazione ufficiale.

Molti sono i buchi sulla sua vita che il libro non riesce a riempire, proponendo ipotesi e spunti di riflessione da lasciare in mano al lettore. L’autrice si domanda cosa abbia fatto Gino dopo il 1957, quando lasciò Cuba per approdare, in seguito a vari viaggi, negli USA. Sembra che lasciò il paese perché in pericolo inquanto ricercato dalla polizia batistiana, ma non è noto quando vi ritornò per la prima volta (sicuramente nel 1995 era a Cuba). Parzialmente responsabile di questi dubbi è lo stesso Gino che, anche dopo il ritorno in Italia, fu sempre restio a raccontare i particolari della sua vita in Florida. Ciò ha contribuito ad alimentare la leggenda che si fosse trasferito negli Usa come agente dei servizi segreti cubani. Ma sarebbe stato molto difficile nascondere alla Cia o all’Fbi che era stato partigiano in Italia, membro della spedizione del Granma e che aveva fatto parte della guerriglia. Va aggiunto che il suo nome come membro del Granma era già comparso pubblicamente nel libro di Hugh Thomas (Storia di Cuba, del 1971).

Alcune dichiarazioni di Gino a sostegno della Rivoluzione («più lontano andavo, più unito ero alla Rivoluzione») sono state lette come una dimostrazione di un suo ruolo nell’intelligence cubana, ma si tratta molto probabilmente di un semplice legame ideale e umano, da lui ribadito fino alla morte. Morte che lo coglierà in Italia nel 2008 all’età di 83 anni. Al funerale c’erano quattro grandi corone di rose, ciascuna delle quali aveva una enorme dedica, in cui era scritto, testualmente:

A Gino da Fidel Castro Ruz

A Gino da Raul Castro Ruz

A Gino dall’Ambasciata di Cuba

A Gino dai suoi Compagni del Granma

I fratelli Castro non si erano quindi dimenticati del tenente Gino, uomo semplice e riservato, che fu partigiano in Italia e rivoluzionario a Cuba.

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