Il Gruppo della Sinistra Unitaria Europea (GUE), un po’ di chiarezza

Articolo scritto per il Prof. Antonio Moscato.

La probabile alleanza al Parlamento Europeo tra il M5S di Beppe Grillo e Nigel Farage, leader dell’UKIP britannico (una scissione di destra del Partito Conservatore della Thatcher), ha riaperto la discussione sui ruoli e sui programmi dei gruppi politici al parlamento europeo. È quindi necessario analizzare sinteticamente anche il Gruppo della Sinistra Unitaria Europea (GUE), che raccoglie i deputati europei dei vari partiti di sinistra. Iniziamo col numero dei seggi: saranno 52, e non 45 come scrive frettolosamente Aldo Giannuli sul suo blog. Fino a pochi giorni fa avrebbero dovuto essere 54, ma i comunisti greci del KKE hanno dichiarato che lasceranno il GUE, in opposizione al crescere della popolarità di Alexis Tsipras, che in Grecia attaccano veemente chiudendosi in un duro settarismo. I suoi 2 europarlamentari siederanno quindi tra i non-iscritti (dove sono presenti anche i loro connazionali nazisti di Alba Dorata), condannandosi alla marginalità politica all’interno dell’europarlamento.

Con 52 membri, il GUE ottiene il maggior numero di parlamentari dalla sua nascita nel 1995. Nella precedente legislatura erano 35: c’è stata quindi una crescita positiva, seppur modesta considerata la pesante crisi economica che coinvolge tutti i paesi europei. È un gruppo eterogeneo, in cui convivono movimenti fortemente europeisti e altri più critici verso le istituzioni europee e la moneta unica (a volte la divisione è interna agli stessi partiti membri). Sicuramente ha giovato al gruppo la figura di Alexis Tsipras, che con la sua lotta in Grecia contro la Troika è diventato un riferimento a livello europeo. Tsipras è stato il candidato alla Presidenza Europea del Partito della Sinistra Europea, che raggruppa numerosi partiti nazionali, tutti aderenti al GUE (anche se non tutti i membri del GUE fanno parte della Sinistra Europea).

Tra i partiti più forti per numero di seggi che compongono il GUE rimangono quelli storici: l’Izquierda Unida spagnola, che cresce ottenendo il 10%, la Linke tedesca, che si ferma al 7,3%, e il Front de Gauche francese, che però prende solo il 6.33%, pagando probabilmente la sua ambiguità nei confronti del Partito Socialista, che ha portato a degli scontri interni tra l’area legata a Jean-Luc Mélenchon (Parti de Gauche) e l’area legata a Pierre Laurent (PCF). I socialisti francesi (in Europa nel PSE col PD di Renzi) sono oggi impegnati al governo ad attuare sempre più politiche liberiste e antipopolari e sono crollati al 13.98%, aprendo la strada alla destra reazionaria di Marine le Pen. L’ambiguità di fondo del Front de Gauche nei loro confronti non ha sicuramente giovato alla sinistra francese, lasciando molti voti alla “più coerente” Le Pen.

Dal Portogallo entrano sia l’alleanza fra il partito comunista e i verdi, che ottiene il 12,68%, sia il Bloco de Esquerda, membro della Sinistra Europea e più vicino a Tsipras, che però passa da più del 10% del 2009 a circa il 5%. Dall’Irlanda c’è l’exploit di Sinn Féin, che raggiunge il 17%. Vi è poi l’ottimo risultato di Syriza in Grecia, che si attesta come primo partito greco e conferma i risultati delle ultimi elezioni politiche. Non riesce invece ad entrare la nuovaSinistra Unita slovena, nonostante il buono risultato del 5,47%.

Ma il dato più interessante è forse l’entrata nel GUE di Podemos, una nuova formazione slegata dalle organizzazioni tradizionali della sinistra, che nasce intorno agli indignados spagnoli del 15-M e alla figura carismatica del professore di scienze politiche Pablo Iglesias. Podemos, appoggiato anche dalla Izquierda Anticapitalista spagnola, ha ottenuto l’8% con una retorica fortemente anti-casta ugualmente diretta a centro-sinistra e centro-destra (al punto che qualcuno li ha definiti “grillini di sinistra”), oltre ad un eccellente uso della comunicazione e dei social network e una pratica più movimentista. Gli ultimi sondaggi lo danno in continua crescita nel paese, a cui si aggiunge la decisa campagna che sta organizzando Izquierda Unida per la Terza Repubblica e contro la monarchia, aprendo prospettive interessanti per la sinistra anche in Spagna, e non più solo in Grecia.

Il GUE potrebbe rivelarsi un utile strumento per facilitare la coordinazione di queste organizzazioni in tutta Europa, soprattutto, visti i risultati, tra la sinistra greca e quella spagnola. Se i partiti che lo compongono riusciranno a darsi un orizzonte unitario su obiettivi concreti, abbandonando l’ambiguità di alcuni suoi membri nei confronti dei vari centro-sinistra liberisti, e integrando con il dovuto rispetto le nuove formazioni come Podemos, il GUE potrebbe diventare un ulteriore strumento per la lotta contro l’austerity in tutta Europa, ancor più se Syriza dovesse vincere le elezioni politiche il prossimo anno.

PS: una breve postilla sul risultato italiano della Lista Tsipras, che seppur incoraggiante ha già portato alla luce tutti i suoi limiti, che discendono da una lunga tradizione della sinistra nel nostro paese: fin dal giorno successivo si sono susseguiti scontri interni tanto più gravi perché nella totale assenza di informazioni pubbliche sulle dinamiche interne (alla faccia del #primalepersone); ad aggravare le tensioni ci sono state le dichiarazioni spudorate di vari esponenti di SEL e di Curzio Maltese (uno dei tre eletti al Parlamento) che  prospettavano immediatamente l’ennesima fallimentare alleanza con Matteo Renzi, galvanizzati dal suo 40,8%. Il tutto si chiude con la contestatissima scelta di Barbara Spinelli di accettare il seggio, nonostante avesse sempre dichiarato il contrario, e soprattutto senza confrontarsi con l’assemblea dei delegati, a cui ha semplicemente mandato una mail arrivata al termine del dibattito. Non è certo un buon esempio, ma è da sperare che non sia calpestata anche la volontà prevalente nelle assemblee locali di proseguire il lavoro, senza farsi demoralizzare dalla perdita di una parte della rappresentanza a Bruxelles.

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